BDT – Introduzione alla prova e differenze tra MetodoA e MetodoB

Domenico Pepe on Gennaio 1, 2017

Breve introduzione alla prova

Tramite il “blower door test” viene valutata l’ermeticità di un edificio. Il metodo permette di determinare il tasso orario di ricambio dell’aria causato dalle fessure presenti nell’involucro edilizio, dovute all’imprecisa posa di porte e finestre o alla presenza di corrugati elettrici passanti, condutture del gas oppure a generici difetti di costruzione, dimostrando oggettivamente l’origine delle perdite di ventilazione. La prova viene effettuata chiudendo tutte le aperture verso l’esterno e azionando un ventilatore posto a momentanea sostituzione di una finestra o di una porta; alla ventola sono collegati gli strumenti che misurano la differenza di pressione tra interno ed esterno.

I test vengono effettuati con l’ausilio di termocamera per meglio individuare i punti critici e ottimizzare la tenuta all’aria. Il test fornisce un’indicazione globale sulla qualità costruttiva permettendo di evitare le seguenti problematiche: condense interstiziali con conseguente degrado dei componenti edilizi, sbilanciamento della ventilazione meccanica, incremento dei consumi energetici, passaggio incontrollato di rumore, passaggio incontrollato di inquinanti dall’esterno verso l’interno, ecc.

 

La precedente Normativa Europea EN13829 – European Union (sostituita dalla ISO9972) indicava due metodi di prova per la verifica tramite Blower Door Test:

Metodo A:

Il Metodo A può essere effettuato solo quando tutte le finiture sono complete incluso l’installazione dei sanitari.

Successivamente alla prova verrà rilasciata documentazione attestante il risultato della prova con certificazione del risultato secondo UNI EN 13829:2002 sostituita dalla ISO 9972 del valore n50 sottoscritto da tecnico abilitato.

Metodo B:

Il Metodo B può essere effettuato anche al grezzo avanzato (serramenti già installati) per individuare precocemente eventuali perdite della tenuta all’aria; si consiglia quindi di effettuare tale misura quando ancora non sono state installate le finiture interne così da permettere le correzioni necessarie.

 

Considerazioni sulla prova

Il test viene effettuato con caratteristiche dei materiali, delle installazioni e degli impianti come a disposizione in cantiere. Eventuali future installazioni potranno richiedere la verifica delle nuove qualità di tenuta dell’edificio.

Le caratteristiche di tenuta all’aria possono variare nel caso di modifica delle condizioni al contorno per usura dei materiali o danneggiamento involontario dello strato di tenuta all’aria.

Per mantenere in efficienza la tenuta all’aria dell’edificio si consiglia – in maniera esemplificativa e non esaustiva:

  • il controllo periodico degli infissi con regolazione delle ante per un utilizzo ottimale delle guarnizioni presenti
  • il controllo periodico delle parti meccaniche e di movimento (es. valvola della cappa cucina)
  • porre particolare attenzione nella realizzazione di fori attraverso l’intonaco, il cartongesso (se elemento di tenuta all’aria) o in generale lo strato di tenuta all’aria

 

Quando può essere utile effettuare la prova secondo Metodo A o Metodo B?

La risposta a questa domanda non è così semplice poichè dipende molto dal sistema costruttivo e dalle finalità a cui la prova deve rispondere.

Il Metodo A è obbligatorio nel caso in cui si voglia ottenere la certificazione CasaClima (rilasciata dall’Agenzia CasaClima di Bolzano) o Passivhaus (rilasciata solo da certificatori accreditati come Zephir); questi sistemi identificano anche il limite massimo da non superare per rientrare nel protocollo di certificazione. Se l’edificio non è in fase di certificazione CasaClima o Passivhaus questa tipologia di prova non è necessaria poichè la normativa nazionale non la prevede. Questo Metodo ha un costo maggiore rispetto al Metodo B poichè viene rilasciata una relazione e un certificato di prova. Quando su un edificio si effettua solo la prova secondo Metodo A (cioè a fine cantiere) ci si può trovare in una situazione in cui non è possibile più intervenire e correggere gli errori di posa dei componenti edilizi che permettono la tenuta all’aria.

Il Metodo B non è obbligatorio nemmeno per le certificazioni menzionate prima ma è fortemente consigliato poichè viene effettuata proprio quando l’edificio è in fase di realizzazione e cioè quando è ancora possibile intervenire per migliorare le prestazioni dell’involucro edilizio.

La prova effettuata in un cantiere quando non sono stati installati ancora gli infissi (nuovi e/o in sostituzione dei precedenti) si ritiene sia troppo precoce poiché le parti più delicate dal punto di vista della tenuta all’aria sono gli attraversamenti impiantistici, il giunto primario e secondario degli infissi (oltre che la regolazione degli stessi). In aggiunta i teli fissati temporaneamente ad ostruire il foro finestra vuoto in assenza degli infissi può determinare un possibile incremento delle perdite per ventilazione dovute essenzialmente ad errori di posa di elementi temporanei che andranno rimossi dopo la prova. In aggiunta se la chiusura temporanea degli infissi fosse effettuata con i soli teli in PVC va evidenziato che i nastri potrebbero essere sottoposti ad una pressione innaturale per la tipologia di elemento. Di norma il nastro congiunge due elementi solidamente fissati lasciando una minima parte in “balia” delle tensioni dovute alla pressione o depressione del test. Nelle foto seguenti si nota come i teli siano fortemente tesi e i nastri siano sottoposti a tensioni innaturali con la possibilità di peggiorare le condizioni di tenuta all’aria poichè il telo utilizzato ha un comportamento troppo elastico che potrebbe incidere anche su una variazione, seppur limitata, del volume interno.

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Il test con Metodo B effettuato quando in cantiere non sono installati  ancora gli infissi e gli impianti non viene sfruttato in maniera ottimale poiché mancano ancora gli elementi più critici. Da un lato quindi si utilizzano elementi temporanei che possono artificiosamente determinare un peggioramento della tenuta all’aria dall’altro proprio gli elementi che possono compromettere il risultato finale non sono ancora installati.

In sintesi: si consiglia di effettuare sempre il test finale Metodo A mentre il test B è opportuno che venga effettuato solo dopo la posa dei serramenti e degli impianti senza le finiture interne applicate (isolanti interni e cartongesso) in modo da poter correggere eventuali punti non opportunamente sigillati.

 

Qual’è il limite per la prova?

Come indicato in precedenza la legislazione italiana non impone limiti massimi di ricambi quando la differenza di pressione tra interno ed esterno raggiunge i 50Pa.

Nel caso in cui l’edificio non fosse in fase di certificazione CasaClima si potrebbe arbitrariamente far riferimento ai limiti imposti dalla normativa tedesca, dall’Agenzia CasaClima o dalla certificazione Passivhaus. Quindi con la prova si verificherà che la posa in opera della componente che garantisce tenuta all’aria sia corretta e il limite sia entro limiti dettati da Best Practice limitatamente al tema della tenuta all’aria: il tema dei ponti termici, del calcolo energetico, della temperatura superficiale ecc. che sono oggetto di verifica da parte dei protocolli di certificazione indicati non sarà oggetto di valutazione.

La tabella seguente riporta alcuni limiti desunti dalla normativa tedesca o da CasaClima.

tabella-limiti

Si fa presente che dalla direttiva CasaClima del 2015 il limite sia per la Classe A che per la Classe B CasaClima è di 1,5 h-1.

Quando invece si effettua una prova su un edificio in fase di certificazione ci si atterrà al protocollo di riferimento.

 

 

 

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