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Il cappotto? come mettersi la busta di plastica in testa!

Domenico Pepe on Luglio 6, 2020

Quante volte abbiamo sentito questa frase?

Personalmente fin troppe. Alcune volte questo pregiudizio si abbina alla frase “ma la parete deve respirare”. Partiamo da quest’ultimo pregiudizio: una parete che respira permette l’ingresso di inquinanti in luoghi (all’interno del muro) che non è possibile controllare e pulire; questo permette il proliferare di muffe o batteri che nessuno vorrebbe vicino ai propri cari. Per questo è meglio che le pareti non respirino.

Ma per la busta?

E’ bene fare un paragone.

Qui di seguito il grafico A. In questo grafico viene rappresentata la concentrazione di umidità all’interno di una stratigrafia con cappotto in fibra di legno.


Qui di seguito il grafico B. In questo grafico viene rappresentata la concentrazione di umidità all’interno di una stratigrafia con cappotto in EPS.

Come si vede dai grafici l’umidità di costruzione è molto più alta delle fluttuazioni normalmente presenti nel laterizio durante la vita utile dell’edificio.

Dopo una prima fase di asciugatura dell’umidità di costruzione si verificano delle fluttuazioni dovute alla stagionalità.
Nella stratigrafia in cui è presente l’EPS l’umidità è leggermente più alta della stratigrafia con fibra di legno.
Entrambe le simulazioni presentano un contenuto di umidità molto ridotto rispetto a quello presente subito dopo la costruzione.

Entrambi i grafici ci fanno comprendere che la variazione di umidità all’interno delle stratigrafie avviene in riferimento alle stagioni e che tra un cappotto in fibra di legno e uno in EPS non c’è poi tutta questa differenza.

Altra cosa è la condensa interstiziale. Un fenomeno che va evitato anche grazie alle verifiche e simulazioni numeriche che si possono effettuare.

Ne parleremo in un prossimo articolo.

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