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Le 5 strategie per un Cappotto termico durevole che evitano costose conseguenze

Domenico Pepe on Novembre 19, 2020

Se il cappotto termico non è realizzato in maniera corretta non risolverà i problemi di muffa o condensa determinando ulteriori problematiche che potranno essere risolte solo con costi aggiuntivi. 

Ringrazio subito www.Ediltecnico.it per aver voluto proporre l’articolo a cui rimandiamo con il seguente link.

La pioggia battente su una malta rasante o una finitura non ancora matura porta, ovviamente, a un dilavamento della superficie con la perdita del materiale; particolare attenzione va prestata anche all’umidità relativa ambientale: la presenza di nebbia impedisce ai materiali di asciugarsi correttamente e, in alcuni casi, può verificarsi un’eccessiva diluizione del prodotto che, in tal modo, non avrà più le caratteristiche chimiche necessarie per mantenere la presa sulla malta rasante con gli effetti che si vedono in questa foto.

L’isolamento esterno a cappotto prevede l’applicazione di un sottile strato di intonaco con una bassa capacità di stoccaggio del calore. In certe condizioni ambientali nelle quali la temperatura superficiale si abbassa fino al di sotto della temperatura di rugiada, si forma – appunto – della rugiada sulla finitura esterna della parete. 

L’immagine che segue mostra come i tasselli abbiano ridotto l’effetto perché contribuiscono a trasferire il calore verso l’esterno. La condensa, in accoppiata con le polveri che naturalmente si posano sulla parete, può portare alla crescita di alghe e macchie.

STRATEGIA 1 – FINITURA

Problemi tutti evitabili se si fossero adottate le giuste strategie; di seguito vengono riportate le principali:
– finitura ai silicati che per natura sono fortemente alcalini e quindi difficilmente attaccabili da muffe e batteri, non sfogliano e resistono anche in ambiente fortemente aggressivo. Questa finitura è altamente permeabile al vapore, oppure
– finitura silossanica con additivo antialga; anche questa finitura è permeabile al vapore. 

STRATEGIA 2 – PIEDE CAPPOTTO

Una cattiva posa del piede del cappotto (al piano terra o a contatto con terrazzini o soglie di finestre) può determinare danni estetici e strutturali per imbibizione dello strato coibente e rigonfiamento con rottura in conseguenza di effetti gelivi.

Prima dell’applicazione di coibente è sempre necessario applicare uno strato di materiale idrofobizzante a collegare il piede della muratura esistente e il pavimento (sia al piano terra, sia in corrispondenza di terrazzini sia in corrispondenza delle soglie degli infissi) in modo da creare una “vasca” impermeabile

STRATEGIA 3 – INCOLLAGGIO PANNELLI

L’installazione eseguita con l’applicazione della colla a punti non garantisce una tenuta all’aria del sistema tra pannello e parete in laterizio. Allo stesso modo l’applicazione di colla su tutta la superficie o solo puntuale può determinare problemi di corretto incollaggio, di tenuta all’aria dietro il pannello e di tenuta strutturale. 

L’immagine che segue a sinistra rappresenta l’applicazione del collante effettuata prima sulla superficie di applicazione per poi posare l’isolante. Si intravedono ancora le striature del collante di ridotto spessore tanto da non raggiungere lo strato isolante. 

In mancanza di foto documentazione adeguata, a richiesta del D.L., si dovranno effettuare prelievi di campionature senza costi aggiuntivi per il committente sia che la colla sia idonea sia che risulti non idonea. Nel caso di non idoneità si provvederà nel continuare a rimuovere il coibente fino a quando non si raggiungerà una parte con lavorazione corretta. L’incollaggio corretto viene effettuato con cordone sul perimetro e nocciolo centrale. 

Anche l’applicazione di malta tra pannelli non è un fatto da trascurare. Le fughe troppo larghe permettono l’infiltrazione dell’intonaco di rasatura cha ha λ circa 0,9 W/mK rispetto al sughero cha ha λ = 0,04 W/mK producendo un ponte termico lineare nella parte interessata compromettendo, nella parte limitata alla fuga, le caratteristiche termofisiche del sistema. Tali depositi possono compromettere irrimediabilmente il potere termoisolante del cappotto termico determinando un incremento delle dispersioni termiche rilevabili con termocamera. 

STRATEGIA 4 – EVITARE LE ROTTURE DELL’ANGOLO

Nemmeno il modo di tagliare e accostare i pannelli intorno alle finestre può essere lasciato al caso. C’è un modo giusto (tagliare un pannello intero a formare una “L” intorno alla mensola) e uno che invece porterà presto alla formazione di fessurazioni agli angoli. Per il taglio dei pannelli agli angoli delle finestre si può far riferimento a quanto indicato dalla direttiva ETAG 004; ai lati deve essere posta anche la rete angolare. 

Una discontinuità marcata dei pannelli potrebbe compromettere l’uniformità della facciata sia per la comparsa di crepe dovute al naturale espandersi e ritirarsi del materiale sia perché è stato posto un numero molto limitato di tasselli che dovrà sorreggere un numero maggiore di piccoli pannelli. La formazione di crepe potrebbe, alla lunga, determinare l’ingresso incontrollato di acqua e danneggiamento dell’edificio. I pannelli devono essere tutti integri e posati in modo corretto. Non devono essere posati gli sfridi se non approvati dalla D.L. che valuterà di caso in caso.

STRATEGIA 5 – USARE I TASSELLI PER EVITARE DISTACCHI

I tasselli posati in modo e numero adeguato sono una garanzia sulla durata dell’intervento. Il controllo in cantiere su questo punto deve essere rigido e costante. L’assenza di tasselli può provocare il distacco del sistema isolante. 

Allo stesso tempo l’utilizzo di materiali non idonei o posati con modalità non corrette può determinare il distacco dell’intera finitura. È inoltre possibile individuare l’assenza di tasselli in cantiere grazie alla termocamera (anche dopo l’esecuzione dei lavori e con una differenza di temperatura, tra interno ed esterno, non elevata).

Articolo e immagini tratte da: «Gli isolanti termici in edilizia», di Massimo Rossetti e Domenico Pepe, Maggioli Editore 2020. 

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Buona lettura

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